martedì 14 luglio 2009

Oggi sciopero!


Il cosiddetto "obbligo di rettifica imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a .... ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell'obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.
Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso efurbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mettein condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con unanorma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazionema che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger eutenti di siti di condivisione.
I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c'è alcun bisognodi introdurre sanzioni insostenibili per i "citizen journalist<http://it.wikipedia.org/wiki/Giornalismo_partecipativo> " se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel DecretoAlfano.
La pluralità dell'informazione, non importa se via internet, suigiornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo,costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e,probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertàe la democrazia.
Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di ditutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Adesioni su http://dirittoallarete.ning.com/

martedì 7 luglio 2009

Ancona - Una Giornata Senza Frontiere - Giovedì 9 Luglio


Da Vicenza all’Aquila, da Roma ad Ancona, dal 2 al 10 luglio a contestare il G8 della crisi saranno le comunità che difendono i beni comuni dalla devastazione ambientale e dalle basi di guerra, che si battono per il reddito, il diritto alla casa, per estendere spazi di libertà contro i dispositivi autoritari.Quelle comunità che vogliono riprendersi il diritto di decidere sul loro futuro, e rivendicare indipendenza e autonomia.
Quelle comunità che hanno intessuto reti solidali con le popolazioni abruzzesi colpite dal sisma che in quei giorni protesteranno contro la militarizzazione della gestione dell'emergenza e per un progetto di ricostruzione sociale dal basso.
Nelle Marche l'appuntamento é al Porto di Ancona, alle porte d'oriente dei nostri territori.Porte che si vorrebbero chiuse al bisogno di libertà e dignità affidato al mare da migliaia di migranti. Chiuse dalla frontiera della guerra all'umanità in fuga dall'oppressione e dalla disperazione.
Nel porto di Ancona ogni giorno si violano i più elementari diritti umani, si nega sistematicamente il diritto di asilo. Ogni giorno, profughi e richiedenti asilo, uomini e donne che scappano dall'Afghanistan o dall'Iraq, vengono direttamente respinti dalla polizia di frontiera e reimbarcati nel viaggio di ritorno verso l'inferno del campo profughi di Patrasso. Uomini e donne che, come Amir, incontrano la morte soffocati nei container o schiacciati dai tir.
Giovedì 9 luglio vogliamo una Giornata Senza Frontiere: una giornata per liberare il porto di Ancona dalle barriere e dalle gabbie dove si infrangono quei desideri di libertà e dignità che vengono dal mare.
Una Giornata Senza Frontiere per aprire alla cittadinanza senza confini lo spazio negato del porto, perché ritorni ad essere un bene comune di tutta la città.
Una Giornata Senza Frontiere per rivendicare l'indipendenza e l'autonomia delle comunità che vogliono rovesciare la crisi in opportunità di decisione comune sulla trasformazione del presente.
Una Giornata Senza Frontiere per dire basta alla vergogna dei respingimenti, per abbattere l'infrastruttura securitaria del nuovo razzismo aprendo le porte d'oriente alla libertà e ai diritti.
Ancona - Giovedì 9 luglioUna Giornata Senza Frontiere
Comunità Resistenti delle Marche contro il G8Ambasciata dei DirittiAssociazione Ya Basta! Marche

PASSA LA LEGGE 733B: DIRITTI ANNIENTATI PER LA "NOSTRA SICUREZZA"...

La legge 733 b, meglio nota al pubblico come “pacchetto sicurezza” è da oggi legge. A poco sono serviti i rilievi avanzati nel corso di questi mesi, da associazioni e istituti che sulle problematiche dell'immigrazione lavorano attivamente, a nulla le perplessità espresse anche nell'ultima relazione del CSM. A nulla le ipostesi di incostituzionalità avanzate da giuristi illustri.Diventa realtà: l'introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare sul suolo italiano, il permesso di soggiorno a punti, la necessità di esibire tale permesso per qualsiasi atto di stato civile ( quindi anche per la registrazione di una nascita), l'esame di lingua italiana, il prolungamento dei tempi di permanenza nei CIE fino a 180 giorni, la pena fino a tre anni di carcere per chi affitti a immigrati irregolari e per oltraggio a pubblico ufficiale, la stretta sui ricongiungimenti familiari,il certificato di abitabilità indispensabile per l'iscrizione anagrafica, la regolarizzazione delle “ronde cittadine”."Trattare gli immigrati come criminali non risolverà le sfide che l'immigrazione pone all'Italia. Questo disegno di legge incoraggia soltanto l'intolleranza o peggio, nei confronti di individui che fanno una vita già abbastanza dura...” A pronunciarsi in questi termini era stata, qualche giorno fa, Human Rights Watch, nota organizzazione internazionale che si batte per la difesa dei diritti umani in ogni parte del mondo. Se si pensa che la stessa voce si alza continuamente per condannare, l'Iran, o la Birmania, o anche la Cina per la questione tibetana... questo dovrebbe quanto meno far riflettere.Ma pesanti denunce sono contenute anche all'interno del rapporto annuale di Amnesty international.La preoccupazione maggiore è legata all'impossiblità, da parte del migrante irregolare di avere accesso a diritti fondamentali come quello alla salute e all'istruzione. Difatti, nonostante un finto passo indietro da parte del Governo, il codice penale italiano impone al pubblico ufficiale nell'esercizio delle proprie funzioni, la denuncia dell'immigrato irregolare in quanto “reo”: ad essere tirati in causa sono dunque medici, insegnanti e presidi.
Già prima dell'entrata in vigore della norma, alcune organizzazioni sindacali e di categoria avevano denunciato una netta diminuzione di stranieri nei pronto-soccorso; la stampa ha dovuto registrare le prime vittime: come Ylenia, la badante moldava morta dissanguata in Puglia perchè... “clandestina”. Parallelamente a questo diventa sempre più concreto il rischio che nasca e si alimenti “un mercato nero della salute” a tutto vantaggio delle organizzazioni criminali.In tutto il paese sono nati movimenti e comitati spontanei che in questi mesi hanno cercato di smascherare la “bugia” securitaria dietro la quale si nasconde difatti una strategia di controllo sociale e lo smantellamento di diritti universalmente riconosciuti, non solo per i migranti. Ma ciò non è bastato.
Poco conta, adesso, che delle persone, la cui unica colpa era quella di essere “clandestini” siano già morte per paura di rivolgersi a un pronto soccorso, ancor prima dell'entrata in vigore della legge. Poco conta che un insegnante, d'ora in poi, possa decidere di denunciare i genitori di un bambino i cui permessi di soggiorno non siano in regola, o che un padre o una madre non possano regolarizare un figlio per lo stesso motivo, ancor meno conta che una persona possa venire privata della propria libertà fino a 180 giorni solo perchè non possiede un “pezzo di carta” che la renda “umana”...
Il diritto internazionale e i diritti sanciti dalla nostra costituzione hanno oggi subito un colpo enorme, di cui forse non si ha ancora piena coscienza, in nome di una sicurezza usata come strumento di propaganda a fini elettorali.
La vera sicurezza la si costruisce a partire dall'analisi di un mondo in continuo divenire in cui la multiculturalità rappresenta un traguardo inevitabile e non attraverso la sua negazione.
A fronte di una deriva sancita a norma di legge forse l'unica speranza può essere ancora legata alle dimensioni locali.
In alcune regioni, Marche e Toscana, per esempio, ma ancor prima nel Lazio, in Campania e in Calabria, le leggi regionali sull'immigrazione recentemente approvate rappresentano un'inversione di rotta rispetto ad una deriva xenofoba “legalizzata”, a dimostrazione del fatto che è solo partendo dal criterio di “cittadinanza sociale” che si possono costruire modelli di società aperti e plurali.
Di sicuro un ruolo fondamentale continuerà ad essere giocato dalla società civile ancora capace di indignarsi e di non dimenticare che un tempo i clandestini, i senza diritto, i migranti... eravamo noi!

mercoledì 1 luglio 2009


"LE ROTTE DELL'IMMIGRAZIONE"


ORVIETO
presso
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE POPOLARE
Via Magalotti, 20
(a due passi da
Piazza della Repubblica)

Sabato 11 Luglio '09
ore 20.30
Cena di sottoscrizione
a seguire
Proiezione videodocumentari
- A sud di Lampedusa (2006)
- Come un uomo sulla terra (2008)